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Grazie e Buona Continuazione

Enea Melandri

giovedì 30 dicembre 2010

I Valori Cristiani passano per le Luminarie

Succede a Porto Mantovano (Mn), dove il Comune ha disposto di non installare le luminarie per le prossime festività natalizie, col fine di poter sostenere le proprie famiglie più bisognose colpite dalla crisi.
E scatta la protesta leghista.
Il gruppo locale del partito è insorta: "Non siamo un paese islamico. Esigiamo il rispetto dell'identità cattolica e cristiana. E' una grave offesa". Il segretario Bruno Cortesi ha affermato che vuole impedire che “le nostre tradizioni vengano minate in virtù di uno strano concetto di democrazia”.
La finanza pubblica dovrebbe sempre assumersi l’impegno etico di adottare politiche di giustizia distributiva, che pongono doverosamente in secondo piano il finanziamento di voci ludiche o estetiche, d’intrattenimento ed improduttive; è moralmente (non mi piace questa parola, perchè ritengo che la morale sia personale, ma in questo contesto credo lecito usarla) e politicamente assurdo privare un essere umano di un pasto in favore degli addobbi natalizi cittadini.
Credo che "l'identità cattolica e cristiana" rivendicata dai leghisti (che peraltro ricordavo dicessero di avere origini celtiche), passi più per un'esigua rinuncia da parte della collettività in favore di altre persone in difficoltà, che per delle futili intermittenze colorate.

A tal proposito, torna utile la definizione di 'società aperta' data dal filosofo francese Henri Bergson: (la società aperta) "è caratterizzata dal dinamismo, in cui il sentimento prevalente è l’amore dell’umanità, dove predominano lo slancio e l’iniziativa degli individui e si sviluppa una vita multiforme, ricca, perennemente sollecitata a progredire, aperta allo sviluppo non solo di singoli individui o comunità, ma dell’umanità intera."

mercoledì 29 dicembre 2010

Onorevoli Puttane

Non trovo termine migliore per descrivere lo scambio di favoritismi che ha seguito a votazione sulla fiducia che il Parlamento ha accordato di nuovo al Presidente del Consiglio il 14 dicembre.
Ad esempio, una delle norme più contestate del Ddl Gelmini consentirebbe agli atenei digitali di essere equiparati agli atenei ordinari, sebbene privati. Guarda caso uno di essi è posseduto un parente di queli che hanno salvato Berlusconi. Parliamo di Catia Polidori.
Un ‘aiutino’ che ha un solo beneficiario, secondo Tocci, deputato del PD: “Il Cepu, che così potrebbe entrare nel sistema universitario, trasformando E-Campus in università non statale autorizzata a svolgere sia didattica a distanza che tradizionale”. Il Cepu ha amici potenti, così come altre università come la San Raffaele di Roma: azionista di controllo è la famiglia Angelucci, ma tra gli azionisti ci sono anche la Fininvest e il gruppo Mediolanum: realtà proprietarie o comunque molto vicine al Cavaliere. Luca Barbareschi, finiano, ha commentato: “Persone come la Polidori è meglio perderle per strada. Ieri aveva confermato il no alla fiducia e poi stamattina ha detto che aveva problemi con il Cepu. Ma vi rendete conto che cosa sta succedendo? Siamo alla corruzione di pubblico ufficiale. Sappiamo per certo che la Polidori ha ottenuto rassicurazioni che la favoriscono”.

Ma non è l'unico caso, anche la Südtiroler Volkspartei ci guadagna dal non aver votato la sfiducia: i deputati Karl Zeller e Siegfried Brugger hanno incontrato il Ministro Fitto, e discusso di gestione del Parco dello Stelvio, ma anche dell’abolizione del controllo preventivo da parte della Corte dei conti, la stabilizzazione del personale di polizia (per la Svp chi viene assunto nel contingente bilingue non deve più essere trasferito), l’introduzione dell’obbligo di un esame di terminologia giuridica tedesca da parte degli uditori giudiziari e la possibilità per chi si iscrive a un concorso di presentare la dichiarazione etnica anche se si tratta di cittadini italiani non residenti o comunitari.
Non a caso il ministro Maurizio Gasparri ha ringraziato per prima cosa la Svp citando il suo non voto come segno di sostegno al governo; dal 94 ad oggi, mai la Svp aveva votato a favore di Berlusconi, neanche su norme legate al federalismo fiscale.
Quantomeno strano che, dopo anni di guerre, dovute soprattutto alle posizioni di Giulio Tremonti, che da tempo desidera chiudere i rubinetti milionari alle province autonome di Trento e Bolzano, il partito altoatesino abbia deciso di cambiare registro.

lunedì 27 dicembre 2010

Un Nuovo Fondo per il Cinema ...tsk!

Parliamo del Decreto Milleproroghe, approvato il 22 dicembre scorso.
Gli incentivi al cinema vengono prorogati fino al 2013, ma la copertura sarà assicurata da un sovrapprezzo che pagheranno - indovinate un po' - i cittadini. Per il triennio 2011/13 è istituito, infatti, per “l’accesso a pagamento nelle sale cinematografiche o in altri luoghi per assistere a spettacoli cinematografici, un contributo speciale a carico dello spettatore pari a un euro, da versare all’entrata del bilancio dello stato”.
Visto come si aiuta la cultura? Una nuova tassa, un nuovo FONDO (una di quelle paroline magiche che danno sicurezza al popolo bue), gestito dall'idiota perfetto, l'Onorevole Bondi.

Ovviamente, da buon pargolo berlusconiano, il Ministro dei Beni Culturali ha subito provveduto a smentire tutto.

sabato 25 dicembre 2010

Inadatti al Ruolo

Nei mesi scorsi, si sono susseguiti i tentativi di disarcionare il Presidente della Camera. Si sono eretti gazebo, raccolto firme, chiesto adesioni tramite i giornali (anzi, il Giornale), il tutto per costringere alle dimissioni l'Onorevole Gianfranco Fini. Il tutto, puntualizzo, inutilmente: non esiste legalmente alcuna mozione o sottoscrizione che possa sfiduciare la terza carica dello Stato.
La giustificazione per questa richiesta sarebbe il fatto che Fini è leader di una forza politica, Futuro & Libertà per l'Italia, e questo minerebbe la sua imparzialità.
Ora, seppur sia molto distante dalle idee politiche finiane, voglio difenderlo: ogni persona ha le sue idee ed il suo pensiero, e leader o no non gli si può impedire di pensare autonomamente. Prima di lui, altri segretari di partito hanno ricoperto quel ruolo, e non è mai emersa alcua polemica in proposito; lo si fa oggi, per scaricare le responsabilità dell'immobilismo del Governo, per cercare un capro espiatorio, e per distrarre l'opinione pubblica.

Italo Bocchino, capogruppo dei deputati Fli, in un videomessaggio pubblicato sul sito di Generazione Italia per commentare la conferenza stampa di fine anno del Premier, fa notare un'altra immagine grottesca data delle istituzioni in questi giorni: "Prima di giudicare il comportamento di Fini presidente della Camera farebbe bene a vedersi e rivedersi per decine di volte la scena isterica di Rosi Mauro che presiedeva il Senato l'altro giorno comportando una bruttissima figura alle istituzioni. Quei comportamenti non sono super partes".
Rosa Angela Mauro, Senatrice della Lega Nord, ha ricoperto il ruolo di Presidente in maniera indecorosa, tra il ridicolo ed il vergognoso, impedendo il corretto svolgimento dei lavori dell'aula, e nella sua tracotante arroganza, continuava a ripetere "Vergogna, rispetto per la presidenza!!".
Questa volta, è la presidenza a doversi vergognare.

mercoledì 22 dicembre 2010

Nucara non Rappresenta gli Azionisti

Ascoltavo via satellite le dichiarazioni di voto alla Camera sulla Mozione di Sfiducia del 14 dicembre scorso, e mi sono imbattuto nel deputato Francesco Nucara, Segretario Nazionale del Partito Repubblicano Italiano.
Nucara ha votato contro la sfiducia.

Quello che mi ha colpito, però, è stata la descrizione dell'appartenenza del deputato: gruppo MISTO, componente REPUBBLICANI, AZIONISTI, ALLEANZA DI CENTRO.

Credo che se Giuseppe Mazzini, fondatore del primo Partito d'Azione (nel 1853), avesse saputo che in futuro i suoi ideali (libertà di stampa e di pensiero, per citarne uno 'a caso') sarebbero stati rappresentati da un simile soggetto, che cerca in ogni modo di strozzare la libera informazione, avrebbe lasciato perdere.
Altri valori del PdA, risorto successivamente, in contrasto con l'attuale andazzo, sono la difesa della laicità dello Stato, la Costituzione di una repubblica parlamentare con classica divisione di poteri, avverso all'accentramento teorizzato a più riprese dal Governo (sembreranno cose banali oggi, ma ricordate che era il 1942).

Attualmente, come ho avuto occasione di dire diverse volte, sono politicamente vicino al Nuovo Partito d'Azione, anch'esso in netto contrasto con le politiche berlusconiane:
Il programma del Nuovo partito d'Azione prevede:
- Introduzione di misure di welfare universalistico.
- Rientro del debito pubblico. Lotta all'evasione fiscale. Lotta al rialzo dei prezzi.
- Lotta al precariato e alla disoccupazione. Lotta alle delocalizzazione delle aziende e delle fabbriche all'estero.
- Raggiungimento di una piena laicità dello stato. Rottura del concordato tra Stato italiano e Vaticano.
- Diritti civili: testamento biologico ed eutanasia, PACS, legge contro l'omofobia, nozze gay, adozione gay, legge permissiva nel campo della fecondazione medicalmente assistita, uso delle cellule staminali per ricerca/terapia.
- Riforma radicale e profonda del sistema scolastico, ispirandosi in parte ai modelli finnico-svedese, giapponese e inglese. Miglioria dei rapporti tra scuola e lavoro, con possibilità di stage lavorativi. Aumento dei fondi alle università dove serve. Lotta agli sprechi nelle università: tagli solo dove serve, non "a pioggia". Aumento dei fondi per la ricerca scientifica.
- Tutela dell'ambiente; maggiori incentivi alla raccolta differenziata; incentivazione delle energie rinnovabili, soprattutto quelle di nuova generazione; lotta all'inquinamento e all'elettrosmog.
- Legalizzazione delle droghe leggere e lotta alle droghe pensati tramite i metodi di riduzione del danno.
- Legalizzazione regolamentata della prostituzione.
- Lotta alla corruzione, alle raccomandazioni e al nepotismo. Incentivazione della meritocrazia. Estensione della trasparenza. Lotta agli sprechi e ai privilegi della "casta politica"; riduzione dei costi del sistema politico.
- Abolizione delle provincie.
- Diritto di voto agli immigrati regolari; facilitazione della regolamentazione e della cittadinanza.
- Ritiro dei soldati italiani all'estero e tagli alle spese militari.
- Politiche fortemente europeiste.

Riconoscimento Europeo EMAS a Ravenna

Il Comune di Ravenna ottiene il riconoscimento EMAS, ossia ha fatto sue le buone pratiche per la gestione ambientale secondo le linne guida indicate dalla Comunità europea; EMAS si basa sull’ ISO 14001 e viene periodicamente convalidato.

L'Eco-Management and Audit Scheme (EMAS) è uno strumento volontario creato dalla Comunità Europea al quale possono aderire le organizzazioni (aziende, enti pubblici, ecc.) per valutare e migliorare le proprie prestazioni ambientali e fornire al pubblico e ad altri soggetti interessati informazioni sulla propria gestione ambientale. Esso rientra tra gli strumenti volontari attivati nell’ambito del V Programma d’azione a favore dell’ambiente. Scopo prioritario dell’EMAS è contribuire alla realizzazione di uno sviluppo economico sostenibile, ponendo in rilievo il ruolo e le responsabilità delle imprese.

Gianluca Dradi, assessore all’Ambiente del comune, dichiara:
"Siamo il primo comune italiano con popolazione superiore ai 150.000 abitanti ad aver conseguito questa registrazione. Si è intrapreso questo percorso perché si ritiene che il Sistema di Gestione Emas sia utile: a migliorare l’efficienza interna e l’integrazione settoriale, coinvolgendo tutto l’ente, sia al livello politico-istituzionale che a quello tecnico-amministrativo; a meglio gestire gli impatti diretti ed indiretti delle nostre attività istituzionali; a rafforzare i nostri poteri di governo del territorio, migliorando la capacità di influenzare, attraverso la pianificazione ed il controllo, le attività ed i comportamenti ambientali di cittadini ed organizzazioni produttive."

Da residente della zona, conosco abbastanza bene i problemi di Ravenna, ma mi complimento a titolo personale e del Nuovo Partito d'Azione per l'importante traguardo raggiunto.

martedì 21 dicembre 2010

Ed ora si Contestualizza

Nella puntata del Grande Fratello 11 del 20 dicembre, si è ripresentata la polemica riguardo ad una bestemmia.
Ciclicamente, il caso si ripresenta: nel 2004 (GF5) il concorrente Guido Genovese venne squalificato per aver bestemmiato, così Mirko Sozio, durante l'8° edizione del reality, e Massimo Scattarella, al Grande Fratello 10.
Giunti quest'anno all'11° edizione, però, il registro cambia: nell'occhio del ciclone stavolta Matteo Casnici, modello originario di Desenzano del Garda, reo di averne pronunciato un "Mannaggia la Mado..." di troppo.
Il Grande Fratello, però, ha deciso di perdonarlo, dato il contesto, dato il fatto che Matteo non è italiano e non ha conoscenza del dialetto, unito al fatto che non avesse intenzione di recare offesa o di essere blasfemo.
Tutti gli altri, invece, avevano proprio intenzione di offendere il Padreterno, secondo voi?

A parte tutto, mi viene spontaneo fare un parallelismo con l'ormai famosa bestemmia pronunciata da Berlusconi, sminuita dalle personalità ecclesiastiche che 'contestualizzavano'.
A lui, tutto è permesso, può divorziare, tradire la moglie, bestemmiare, e nonostante tutto continuare a prendere l'eucarestia. Tanto poi, li accontenta e fa il loro gioco (ne parlo anche qui).

Comunque, il succo della mia riflessione è che, dopo l'episodio che ha visto protagonista il Premier, anche negli ambienti in cui esercita il suo potere (leggi Mediaset) si cerca di banalizzare una simile circostanza.

lunedì 20 dicembre 2010

La Rivincita

Certe notizie passano inosservate.
La Corte di Conti ha condannato i dirigenti Rai Agostino Saccà e Antonio Marano a pagare 110 mila euro per i danni provocati dal rifiuto di reintegrare Michele Santoro: por ricevendo lo stipendio, si umiliava il giornalista non facendolo lavorare.
L'inizio della vicenda è il 18 aprile 2002, quando il Presidente del Consiglio emanò il famoso 'editto bulgaro', con cui chiedeva l'intervento della dirigenza Rai contro Biagi, Luttazzi ed appunto Santoro.
"Un importante precedente” lo definisce Domenico D'Amati, legale del giornalista, che ”afferma due importanti principi”, ”Il primo è che la Rai e’ un’azienda pubblica e quindi i suoi amministratori la devono gestire in modo da non danneggiare l’erario. Il secondo è che la cattiva gestione del personale è titolo di responsabilità, anche a livello individuale, degli amministratori”. D’Amati nel 2005 presentò l’esposto alla suprema magistratura contabile, che spiega ”ci sono molti altri casi, magari meno noti della vicenda Santoro, di persone accantonate ingiustamente, che hanno continuato a ricevere lo stipendio senza poter lavorare nè esprimere la loro personalità. E’ accaduto più di una volta, anche perchè spesso in Rai i cambiamenti di posizione dei dipendenti avvengono in relazione a modifiche degli assetti politici. La sentenza della Corte è dunque un importante precedente”.
Non risparmi toni entusiasti Giuseppi Giulietti, portavoce di Articolo21 “La notizia è la conferma di quello che abbiamo sempre sostenuto: gli atti di censura non sono solo un danno alla libertà di informazione ma rappresentano un gravissimo danno patrimoniale”.
“Purtroppo questi episodi proseguono ed altri sono annunciati. Ci auguriamo che dopo la sentenza della Corte dei Conti la Rai decida di cambiare pagina e di cominciare a sanzionare coloro che censurano e non coloro che sono censurati. Ci fa piacere ricordare che l’esposto accolto è quello presentato dall’avvocato Domenico D’Amati che oltre ad essere uno dei professionisti più apprezzati e riconosciuti è anche il presidente del Comitato scientifico di Articolo21″.

venerdì 17 dicembre 2010

Una Dichiarazione da Vero Politico

La Deputata UDC (ex PD) Paola Binetti stavolta si merita un applauso da parte mia. Sia chiaro, io e lei abbiamo poiticamente molto poco da spartire, ma la sua ultima dichiarazione incarna quello che dovrebbe essere il comportamento di un vero politico.
"Berlusconi potrà contare su un appoggio maggiore di tre deputati se porterà in aula progetti di legge di qualità. In questo caso, noi li sosterremo".
Come ho già avuto occasione di dire qui, sono contrario ai voti dati per 'schieramento', e la frase della parlamentare rappresenta, o almeno dovrebbe rappresentare, il comportamento corretto da tenere in aula. Ed invece si è alzato un gran polverone attorno a queste parole, e non capisco perchè; la Binetti ha i suoi valori, ed è giusto voti seguendo quelli, e non solo le proposte del suo gruppo.
Un'abolizione del concordato proposta da Fini, merita lo stesso consenso di un'abolizione del concordato proposta da Vendola o da Nencini, ed un finanziamento alle scuole private proposto da Bertinotti, merita un voto negativo come uno proposto da Berlusconi.

giovedì 16 dicembre 2010

Viva l'Acqua del Rubinetto

La pubblicità studiata da Mineracqua per promuovere l'acqua in bottiglia è stata bocciata dal Giurì; “Acqua minerale. Molto più che potabile” il claim incriminato.
Trovano conferma molte perplessità emerse al riguardo, in rete, nel mondo dell'ambientalismo e del consumo sostenibile. "Comunicazione Commerciale Ingannevole" questo l'articolo al centro delle motivazioni della sentenza del 30 novembre.
La pubblicità di Mineracqua nasceva come risposta a quella Coop che diffondeva un messaggio per voce della testimonial Luciana Littizzetto sulla vendita di acqua in bottiglia, ma invitava altresì a bere acqua del rubinetto.

E non è tutto: alla Coop di Gavinana, alla periferia sud di Firenze, è possibile trovare un fontanello di Publiacqua dove rifornirsi di acqua senza sborsare neanche un centesimo. Un risultato raggiunto grazie all’accordo, primo del genere in Italia, tra Publiacqua e Unicoop Firenze. All'inaugurazione erano presenti Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, Erasmo D’Angelis, presidente di Publiacqua, e Turiddo Campaini, presidente del consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze.

Bere acqua dal rubinetto rappresenta una validissima alternativa all'acquisto in bottiglia; un'alternativa che porta vantaggi economici, 250 euro stimati all'anno per famiglia, ed un passo avanti nel rispetto dell’ambiente e nella lotta ai rifiuti.

mercoledì 15 dicembre 2010

Acqua Pubblica, Referendum Incostituzionale?

Ne bastavano un terzo, delle firme, per chiedere una consultazione popolare, ma evidentemente quello dell'acqua pubblica è un tema molto sentito dagli italiani; 1.400.000 sono le firme raccolte dai promotori, il comitato "Acqua Bene Comune".
Arriva però la notizia che i contrari al referendum, un altro comitato dal nome "Acqua Libera Tutti", favorevoli alla gestione privata delle risorse idriche, si vogliono appellare alla Corte Costituzionale per capovolgere l’esito della raccolta firme e del conteggio.
Denunciano che la raccolta delle firme per difendere l’acqua pubblica non sarebbe stata fatta in modo corretto: "Un milione e 400 mila firma raccolte nella piu’ totale disinformazione, nell’inganno e nella paura di una privatizzazione che non c’e’ mai stata, una campagna che si basa su una menzogna […] siamo sempre piu’ convinti della necessita’ di una battaglia di verita’, contro la demagogia di chi vuole riportare la gestione dei servizi idrici in Italia nelle mani della casta politica e del suo clientelismo, e rendere il nostro paese simile ai paesi piu’ arretrati al mondo. Altro che acqua pubblica, i referendari vogliono un’Italia simile all’Iran e alla Corea del Nord."

La storia e l'economia insegnano che quando si scinde proprietà e gestione, il vero proprietario diventa chi ha il potere di gestire; e che l’economicità della gestione non coincide con la produzione di profitto dei privati.
Mai per un referendum in Italia si erano raccolte tante firme; o in Italia siamo tutti cretini o erano balle proprio credibili.

martedì 14 dicembre 2010

Mors Tua Vita Mea

Uccidere un animale per necessità non è reato, l'ha stabilito giorni fa la Cassazione.
La Suprema Corte ha annullato una condanna per il reato di uccisione di animale emessa dal Tribunale di Salò. Protagonista della vicenda uomo che ha ucciso un pastore tedesco che aveva attaccato il suo cagnolino e temendo che il pastore aggredisse anche la moglie accorsa a salvare il cucciolo.
Nella sentenza n.43722, la Cassazione ha stabilito che “l’uccisione dell’animale altrui costituisce reato solo ove avvenga senza necessità”.

La Lav solleva qualche dubbio, temendo che questa estensione del principio di legittima difesa serva a giustificare l’uccisione di un animale ove non necessario.
"Confidiamo che la sentenza, che si limita ad applicare la causa di giustificazione di cui all’art. 54 c.p. per cui : 'Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo' non sia letta mediante un’interpretazione fuorviante (e di comodo), per cui ogni pericolo o anche un eventuale fastidio, anche ipotetico e di minore intensità, possa dare luogo ad una uccisione scriminata."

La discriminate è al limite; l’art. 54 del C.p. prevede l’impunibilità a condizione che 'il fatto sia proporzionato al pericolo'. Resta un dato di fatto, come rileva la stessa LAV: "al fine di evitare reazioni eccessive e spropositate fino all’uccisione (così ingiustificata) dell’animale, risulta cruciale, in simili casi, la corretta custodia degli animali e la capacità di fronteggiare un’eventuale pericolo con adeguata conoscenza degli animali e senza presunzioni di sorta."

Ritengo più che sensata la sentenza della Suprema Corte, ma allo stesso tempo comprendo gli scetticismi delle associazioni animaliste; il principio alla base di essa tutela la sicurezza e la salute personali, ma come ogni cosa può essere soggetta ad interpretazioni esagerate o fuorvianti.
Conseguenza logica sarebbe l'incoraggiamento della sorveglianza sui nostri amici animali, che spesso per incuria o reazioni emotive risultano pericolosi e violenti.

venerdì 10 dicembre 2010

Se è Così che il Partito Democratico vuole aiutare la Scuola, Stiamo Freschi

Una proposta simile me la sarei aspettata dall'UDC.
Nelle stesse ore in cui la Camera approvava le scellerate idee del ministro della Pubblica Istruzione, Giovanna Melandri (con cui fortunatamente non ho alcuna parentela) proponeva di raddoppiare il numero delle ore destinate all’insegnamento della religione.
La Uaar, l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, ha tenuto un dibattito sulla proposta dell'ex ministro, ma nessuna delle osservazioni fatte dall’associazione laica sono state prese in considerazione dall’esponente del Pd. Durante la presentazione, commenta la Uaar, Giovanna Melandri ha dimostrato di non essere aperta all’insegnamento delle religioni ma solo ad un approfondimento della teologia.
I problemi dell'istruzione pubblica sono così tanti da far passare in secondo piano ogni proposta non riguardante gli investimenti tagliati.

Un partito del genere non può imporsi come rappresentante di una politica nuova ed alternativa, non può pretendere di essere l'alfiere della sinistra, dove teoricamente la laicità dello Stato è un valore cardine.
Parlo dell'inadeguatezza del Partito Democratico anche qui, qui, qui, qui, qui, qui e qui.

martedì 7 dicembre 2010

Per Fininvest è Diverso

"Le aziende associate e i loro rappresentanti riconoscono fra i valori fondamentali della Confindustria Sicilia il rifiuto di ogni rapporto con organizzazioni criminali, mafiose e con soggetti che fanno ricorso a comportamenti contrari alle norme di legge e alle norme etiche per sviluppare forme di controllo e vessazione delle imprese e dei loro collaboratori e alterare la libera concorrenza. Gli imprenditori associati adottano quale modello comportamentale la non sottomissione a qualunque forma di estorsione, usura o ad altre tipologie di reato poste in essere da organizzazioni criminali e/o mafiose. Gli imprenditori associati sono fortemente impegnati a chiedere la collaborazione delle forze dell’ordine e delle istituzioni preposte, denunciando direttamente o con l’assistenza del sistema associativo, ogni episodio di attività direttamente o indirettamente illegale di cui sono soggetti passivi. La verifica dell’uniformità a tali comportamenti che integrano il codice etico è demandata ai Collegi dei Probiviri – costituiti da Confindustria e da tutte le Associazioni aderenti – che determineranno l’applicazione delle sanzioni statutariamente previste”. Questo è quanto si legge nel nuovo codice etico di Confindustria.
Ossia, chi paga il pizzo è fuori. Giusto, ottima presa di posizione della confederazione per la difesa della moralità anche nel mondo degli affari.

I giudici della Corte d'appello di Palermo hanno condannato Marcello Dell’Utri a sette anni di carcere per fatti di mafia, confermando che i pagamenti della Fininvest a Cosa Nostra ci sono realmente stati. Che cosa farà ora Confidustria?

Il Fatto Quotidiano ha tentato di scoprirlo, ed ecco la fumosa risposta di Emma Marcegaglia:
“Questa è una cosa che dovranno decidere i magistrati, la nostra è un’azione diversa. Quando c’è una decisione presa, effettiva, allora noi si va nella direzione dell’espulsione. Ma non mi sembra che siamo in questa condizione. Saranno i magistrati a decidere”.
“Quindi questa regola vale solo per i piccoli imprenditori palermitani?” l'hanno incalzata i giornalisti.
"Ora basta”. Discussione chiusa.

L’imbarazzo è evidente; d'altronde, il contenuto delle intercettazioni è inequivocabile.

"Stamattina gliel’ho detto anche ai carabinieri……gli ho detto: “Ah, si? In teoria, se mi avesse telefonato, io trenta milioni glieli davo!” (ride). Scandalizzatissimi: “Come, trenta milioni? Come? Lei non glieli deve dare che poi noi lo arrestiamo!”. dico:”Ma no, su, per trenta milioni!” (ridono)”.
(1986, telefonata a tre di Berlusconi, con Confalonieri e Dell’Utri)

“Ma io ti dico sinceramente che, se fossi sicuro di togliermi questa roba dalle palle, pagherei tranquillo, così almeno non rompono più i coglioni”.
(1988, Berlusconi, dopo le minacce al figlio Piersilvio, con Renato Della Valle)

Emma Marcegaglia chiede una decisione “presa ed effettiva” dei giudici prima di intervenire, ma in altri casi Confindustria si è mossa anche prima del passaggio in giudicato delle sentenze.

lunedì 6 dicembre 2010

Veronesi? "E' incompetente". Parola degli EcoDem

Questa volta il bersaglio degli Ecologisti Democratici è la neo-non-nata Agenzia per la sicurezza nucleare diretta da Umberto Veronesi, uno dei cui membri, Michele Corradino, è stato bocciato dal Parlamento. Gli EcoDem sono un'associazione ambientalista del PD che fa capo ad Ermete Realacci.

Secondo gli Ecodem "la bocciatura in Parlamento della nomina del capo di Gabinetto del Ministro dell’Ambiente a membro dell’Agenzia per la sicurezza del nucleare è l’ennesima conferma dell’improvvisazione con cui il Governo cerca di procedere sulla via del ritorno all’atomo".

Anche Umberto Veronesi nel mirino "molti dubbi suscitano anche le recenti dichiarazioni del Presidente dell’Agenzia Veronesi, secondo il quale le scorie radioattive non sono pericolose perché ‘al momento è una piccola quantità che viene vetrificata, sigillata e quanto rimane vienesotterrato’, arrivando persino ad offrire la sua camera da letto come deposito. Se la sicurezza del progetto nucleare italiano per i prossimi sette anni è nelle mani di un grande oncologo che però non ha alcuna competenza in materia di energia nucleare e secondo il quale le scorie radioattive non sono un problema, il problema vero ce l’hanno tutti gli italiani."

Mi complimento con la corrente di Realacci per aver contestato la visione troppo semplicistica con cui l'oncologo cerca di sedare i giusti dubbi sulla questione nucleare, e per non essersi piegati alle logiche di partito che troppo spesso creano schieramenti ed opposizioni di bandiera (ne parlo anche qui).

venerdì 3 dicembre 2010

Almeno Tabacci ci Prova, ma è il PD che dice No

Le vecchie abitudini sono dure a morire. Succede così che i fossili della Prima Repubblica del Partito Democratico ancora una volta preferiscano difendere privilegi politici piuttosto che incoraggiare lo sviluppo.

Durante la discussione alla Camera sulla riforma universitaria, Bruno Tabacci dell’Api ha proposto un emendamento in cui si sarebbero dirottati 20 milioni di euro dei rimborsi elettorali ai partiti verso i contratti dei ricercatori a tempo indeterminato.

E qui entra in gioco il PD. Durante il dibattimento in aula, il deputato Ugo Sposetti ha dichiarato la sua contrarietà all’emendamento, mettendo in dubbio la copertura per l'emendamento, e chiedendo ai colleghi di fare altrettanto.
Per tutta risposta, Bruno Tabacci ha commentato che sui finanziamenti ai partiti “bisognerebbe stendere un velo davvero molto pietoso”.
Piccata la replica di Sposetti, extesoriere del Pds e dei Ds, che contrattacca sulla forma del testo, a dir suo volgare.

L'emendamento viene bocciato.
A favore Alleanza per l’Italia, l’Idv, parte di Fli e la maggioranza del PD.
Contro Pdl, Lega, Udc, i rimanenti di Fli e 25 deputati democratici (oltre a 17 astenuti e 21 assenti).
Secondo Sposetti, se fosse passato l’emendamento "la campagna elettorale se la faceva solo Berlusconi".
Purtroppo, incoerenza del PD a parte, è una questione vera ed aperta: in una prossima probabile campagna elettorale i soldi dei finanziamenti ai partiti servono tutti, pena, come dice il deputato Pd, che la possono fare solo i più facoltosi.

Per questo, come ho già avuto occasione di dire in precedenza, a incontri ed iniziative di piazza, sono favorevole ad un sistema francese, in cui la campagna elettorale viene condotta dallo Stato, che tutela pluralismo e par condicio.

giovedì 2 dicembre 2010

L'Hacker Clandestino, La Padania in Rete

Questa volta quelli della Lega hanno dato il meglio di loro. Con una denuncia, ed il colpevole è un pesce grosso: Google.
Paola Pellai ha scritto l'articolo sulla prima pagina de La Padania del primo dicembre, in cui prende di mira il servizio Maps del famosissimo portale: "Ormai da un paio di settimane (sic) le Maps di Google vi portano in giro per il mondo con precisione certosina. Solo in un punto non ci arriverete mai ma, in cambio, vi copriranno di insulti. Ed è la sede della Lega Nord in via Bellerio a Milano."

Due le accuse quindi: oscurata la sede milanese della Lega Nord , ed il risultato restituito è "un bel malloppo di insulti demagogici, scritti da chi non ha la licenza elementare". Ottima la chiosa "ci viene il dubbio che tanta ignoranza lessicale abbia un passaporto extracomunitario".
I detective del quotidiano già tracciano il profilo del reo: un "hacker clandestino".

Su Google Maps digitando “Lega Nord” il software restituisce, correttamente, qualche risultato, e aggiungendoci una “P” addirittura suggerisce la sede di via Bellerio; la descrizione recita “Movimento politico indipendentista“.
Quello che loro chiamano "alchimia hackeriana" non è altro che un commento-recensione scritto da un utente molto critico verso la Lega il 25 settembre scorso:
"La Lega Nord è un partito di squallidi razzisti e anticostituzionale, fingono di essere dei autonomi locali ma sotto sotto sono dei nazisti, odiano meridionali, persone di colore, omosessuali questi sono i leghisti."
Certo, un ripasso di italiano non farebbe male neanche a questo utente, ma confondere un commento con una descrizione ufficiale, e decidere di incoronare l'articolo con la prima pagina, senza nemmeno farne controllare il contenuto da un 'navigante' più esperto... beh, è proprio da leghisti.

mercoledì 1 dicembre 2010

La Riforma dell'Università al Microscopio

Cosa prevede la legge di riforma degli atenei approvata dal Parlamento?
Scoviamo i bachi del testo, e analizziamo le conseguenze. (ne parlo anche qui)

Diciamo subito quella che si sta approvando è una legge delega, che deve essere attuata da successivi decreti legislativi. Con tutta probabilità, passeranno diversi mesi prima che tali decreti vengano approvati (sempre che naturalmente il Governo non cada, eventualità che potrebbe far slittare di qualche anno l’effettiva entrata in vigore della riforma stessa).
L’effetto immediato della riforma sarà quello di bloccare tutte le procedure di reclutamento di ricercatori e docenti universitari.

Inoltre, all'articolo 2, comma 1, lettera i, si prevede l’inserimento nei consigli d’amministrazione degli atenei di non meglio definite “personalità italiane o straniere in possesso di comprovata competenza in campo gestionale ovvero di un’esperienza professionale di alto livello con una necessaria attenzione alla qualificazione scientifica culturale”; si apre cioè la strada all’ingresso di personalità provenienti dal mondo della politica e da quello dell’imprenditoria.
Un colpo mortale all’autonomia universitaria e alla libertà di ricerca; i “baroni” interlocutori del Governo si mostrano disposti ad accettare in cambio di un significativo incremento del loro potere nelle procedure di selezione e di reclutamento del personale.

Il disegno di legge di riforma crea inoltre le condizioni per un bel taglio alle borse di studio per dottorati. Perchè? La precendente legge 218/1990 (Norme per il reclutamento dei ricercatori e dei professori universitari di ruolo) prevede, infatti, all’art. 4, comma 5, lettera c, che con appositi decreti dei Rettori delle università si stabilisca ogni anno “il numero, comunque non inferiore alla metà dei dottorandi, e l’ammontare delle borse di studio da assegnare, previa valutazione comparativa del merito”.
Ora, l’art. 17 bis del disegno di riforma abroga le parole “comunque non inferiore alla metà dei dottorandi”, e qui viene meno una norma di garanzia che imponeva il finanziamento di almeno la metà dei posti messi a concorso per dottorati di ricerca (tradotto: la ricerca in Italia si fa gratis…).
Ma sempre lo stesso articolo fa di più: riformando la legge 476/1984, articolo 2, comma 1, aggiunge un fumoso “compatibilmente con le esigenze dell’amministrazione” (che tutti possiamo facilmente tradurre), riguardo alla regolamentazione di congedi e dottorati di ricerca per il perfezionamento.
Conseguito un dottorato di ricerca, i pubblici dipendenti non possono più aspirare a partecipare ad altri dottorati (anche senza gravare sull’amministrazione); risparmiare è l'imperativo, anche a discapito della preparazione e della specializzazione di amministratori pubblici e di docenti.

Come accennato prima, il senso complessivo di questa parte è che la ricerca in Italia si deve fare a costo zero e senza svolgere altri impieghi. Meglio dedicarsi ad altro.

Il ricercatore a tempo determinato: i nuovi ricercatori saranno selezionati mediante procedure pubbliche disciplinate dalle università con apposito regolamento e nel rispetto di alcuni criteri enunciati dallo stesso disegno di legge di riforma (art. 21, comma 2).
Potranno aspirare al contratto i possessori del titolo di dottore di ricerca o di titolo equivalente, oppure, per i settori interessati, del diploma di specializzazione medica. Altri requisiti saranno stabiliti dai singoli atenei.
L’articolo 21 del disegno di riforma disciplina i contratti dei ricercatori a tempo determinato, che possono essere di due tipi: contratti di durata triennale prorogabili per soli due anni, per una sola volta, previa positiva valutazione delle attività didattiche e di ricerca svolte, effettuata sulla base di modalità, criteri e parametri definiti con decreto del Ministro, e contratti triennali non rinnovabili, riservati a candidati che hanno usufruito dei contratti del primo tipo (o di analoghi contratti in atenei stranieri).
Alla fine dei sei (o otto nel migliore dei casi), o si diventa associati o si va a casa. La nuova disciplina, pertanto, incrementa il precariato e non toglie alcun potere (anzi lo incrementa) ai cosiddetti 'baroni', dato che la selezione e la stabilizzazione dei neoricercatori spetterà sempre e comunque a questi ultimi.

Per diventare professore non sarà più necessario effettuare un concorso. L’art. 16 istituisce, infatti, l’abilitazione scientifica nazionale che avrà durata quadriennale e attesterà la qualificazione scientifica che costituirà requisito necessario per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori.
Scommettiamo? L’abilitazione nazionale verrà riconosciuta sulla base di standard non eccelsi, e, di conseguenza, il potere di reclutamento resterà tutto nelle mani degli ordinari 'baroni'.

L'epocale riforma annunciata dal ministro, basata su meritocrazia e contro il potere del baronato, si basa su tre punti:
1) ridurre drasticamente posti e finanziamenti alle università;
2) far entrare l’imprenditoria privata e la politica negli atenei pubblici;
3) accentuare sensibilmente il peso degli ordinari nella definizione delle politiche accademiche allo scopo di far “digerire” loro la condivisione del potere con imprenditori e politici.

A voi il giudizio.

lunedì 29 novembre 2010

Giusto il Referendum Svizzero

Con il 52,9% dei voti favorevoli è passata la proposta dell'Unione Democratica di Centro (che, nonostante il nome, è una forza di di destra) di espellere gli immigrati che delinquono.
L'approvazione del referendum introduce nella Costituzione un articolo che stabilisce la revoca automatica del diritto di soggiorno a tutti gli stranieri condannati, con sentenza passata in giudicato, per aver commesso reati quali omicidio, rapina, traffico di esseri umani, stupri, effrazione e altri reati violenti.

Io lo trovo giusto. Se vuoi andare a vivere in uno stato estero, rispetti le leggi locali.
Non è la solita litania infantile "prova ad andare a casa loro per vedere cosa ti fanno" (parlo qui del mio punto di vista in proposito), ma una questione di integrazione.
Poi, per come la vedo io, è ovvio che per quegli stranieri in fuga da una guerra o che in patria rischierebbero la morte, occorrerà studiare pene alternative, ma credo che concetto di fondo sia giusto.

Simonetta Sommaruga, neoministra socialista della giustizia, ha sottolineato che "gli stranieri, nella stragrande maggioranza, non sono criminali e sono ben integrati". Il loro contributo sociale ed economico è molto importante. Secondo gli oppositori l'innovazione rischia di violare le disposizioni di alcuni trattati internazionali e accordi sottoscritti dalla Svizzera, anche con l'Ue.

L'Udc/Svp ha fatto campagna stigmatizzando gli stranieri che abusano degli aiuti sociali ed affermando con insistenza che nel 59% dei casi di omicidi intenzionali gli imputati sono stranieri; senza badare a spese ha affisso manifesti minacciosi in tutto il Paese, ed oggi ha riscosso il successo. Vi ricorda qualcuno questo?

sabato 27 novembre 2010

Discorso di Enea Melandri del 27/11 a Ravenna sulla Libertà d'Informazione

"Il tema della giornata di oggi è la libertà d'informazione, uno dei fondamenti e dei pilastri della democrazia.

Quella che c'è qui in Italia, ce lo sentiamo ripetere da anni, è una situazione anomala, dove il primo ministro è anche il principale detentore dei mezzi d'informazione.
Ma quello del conflitto d'interessi è solo uno degli ostacoli, e nemmeno il più evidente, che concorrono a limitare la libertà d'informazione nel nostro paese.

Quello di fare informazione dev'essere un libero diritto di tutti, ed invece si tenta di limitarlo attraverso strumenti politici, leggi e regolamenti pomposi ed inapplicabili, e corporativi.
L'Albo dei Giornalisti, un registro istituito nel 1925 dal regime fascista, creato proprio per controllare la stampa, è tra questi.
Il mio sogno è un'informazione plurale, libera e democratica, dove tutti possano essere creatori e promotori di flussi informativi.

Ma attenzione, non dobbiamo confondere la libertà d'informazione con la tolleranza a due velocità: difendere la stampa libera significa anche permettere ad un qualsiasi Vittorio Feltri di dedicare 47 prime pagine ad una appartamento di Montecarlo, purchè ovviamente dica il vero, se no diventa un problema legale e ci penserà la Magistratura.
Sono i lettori di quel giornale che poi decideranno di punirlo non acquistandolo, ma lui, nei limiti della verità, ripeto, dev'essere libero di parlare e scrivere ciò che vuole.

E' una stampa vissuta in modo televisivo, quasi: chi acquista quel quotidiano (parlo in generale, poi ovvio c'è caso e caso) è talmente assuefatto dal modus operandi berlusconiano che lo fa quasi per inerzia, e si sorbisce di tutto.
Ma questa è una solo una mia riflessione.

I veri problemi della libertà d'informazione sono i monopoli, e qui rientra anche il conflitto d'interessi, appunto, i lacci e lacciuoli che limitano l'iniziativa e le possibilità di accesso, ma anche la burocrazia ed il digital divide."

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giovedì 25 novembre 2010

Uno Slogan inadeguato contro la Violenza sulle Donne

Il 25 novembre è stata proclamata Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne. Una causa importantissima, per combattere un fenomeno disumano e terribile.
Ma in Cile smacchiano il latte col caffè, scegliendo uno slogan da osteria che tra le righe incoraggia ad un'altra forma di violenza, quella verso gli omosessuali.

"Chi picchia una donna è frocio", questa la frase scelta da Carol Schmidt Zaldivar, il ministro del Servizio Nazionale Femminile, per promuovere l'iniziativa.
In molti sollevano il dubbio che cercare di fermare un tipo di violenza promuovendone un altro non possa essere un mezzo accettabile. Lo stato cileno sta proponendo un'immagine negativa dei gay, 'qualcosa' che dovrebbe generare ribrezzo nei violenti.
Il gruppo 'Soy Hombre Soy Mujer' sottolinea come quel messaggio non stia facendo altro che incrementare l'omofobia, considerando che negli ultimi anni si sia già registrato un aumento del 600% dei casi di violenza nei confronti degli omosessuali nel paese.
E' stata creata anche una raccolta di firme per chiedere al ministro di pensare ad una nuova campagna a sostegno della sua nobile causa, ma tenendo in considerazione il rispetto verso altre minoranze: ogni categoria di cittadino cileno dovrebbe essere tutelato dalla violenza, sia esso donna, bambino, gay, compresi gli uomini.

Contro Natura sarà Lei!

Nuovo affondo del Papa: "Omosessualità mai giustificabile: è contro la natura".

La prima domanda che mi viene naturale pormi è 'ma chi la deve giustificare?'. E' come se io mi dovessi giustificare perchè ho i capelli neri, o perchè mi piacciono gli spaghetti al tonno..!
Quando poi ho letto 'è contro la natura', sono inorridito.
Contro Natura è vietare si ricerchino nuove cure contro terribili menomazioni, disabilità o patologie genetiche, Contro Natura è coprire e nascondere suoi emissari coinvolti in episodi di pedofilia, e permettergli di continuare a perpetrare tali violenze, Contro Natura è condannare la prevenzione contro malattie sessuali o gravidanze indesiderate, Contro Natura è voler inculcare negli altri il proprio pensiero come unico giusto ed ammissibile, Non Amare.

martedì 23 novembre 2010

Documenti Senza Valore

"Tre ministri e un sottosegretario si sono scomodati per scrivere una circolare che non ha un fondamento giuridico" spiega Margherita Miotto, capogruppo Pd nella commissione Affari sociali di Montecitorio. Sacconi, Fazio e Maroni, infatti, hanno redatto un documento in cui è ribadito che i registri comunali che raccolgono il cosiddetto biotestamento non solo sono 'privi di effetti giuridici' ma non sono neanche legittimi, e i promotori di tali iniziative potrebbero anche essere chiamati a risponderne.
Continua l'On. Miotto "Potremmo discutere sull'efficacia dei registri, anzi dovremmo farlo in parlamento con uno spirito aperto, non di crociata" e aggiunge "Forse, dietro l'iniziativa dei quattro esponenti del governo si nasconde solo la cattiva coscienza per gli ingenti tagli alla sanità e alle politiche sociali che hanno imposto al paese".

Anche Silvana Mura, deputata dell’IDV, sulla difensiva “La circolare sui registri comunali per il 50% assomiglia a un'intimidazione mentre per la restante metà sembra un atto puramente propagandistico” e sottolinea “Più il governo si avvicina alla fine, più aumenta la sua arroganza come dimostra questo tentativo di tornare all'assalto in tema di testamento biologico. Ancora una volta, come spesso accade nei temi etici e sociali, si tratta di una posizione ipocrita volta ad impedire con gli atti amministrativi quello che hanno tentato di impedire con una legge talmente pessima in tema di testamento biologico che neppure la maggioranza ha avuto il coraggio di approvarla”.
I Radicali, principali sostenitori delle dichiarazioni di fine vita, rispondono per le rime: ad essere senza valore è invece la circolare del ministero. “Le sentenze Welby, Englaro e Nuvoli” spiega Marco Cappato, segretario dell'associazione “stabiliscono in modo chiaro il diritto costituzionale a interrompere le terapie anche attraverso le dichiarazioni anticipate” registrate dai Comuni.

Il diritto costituzionale a cui fa riferimento Cappato è quello sancito dall’Articolo 32:“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

domenica 21 novembre 2010

Roma come Hiroshima

I risultati della perizia tecnica sull'inquinamento elettromagnetico provocato da Radio Vaticana, realizzata per il tribunale dal perito Andrea Micheli dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, attesterebbero che le antenne dell'emittente della Santa Sede provocherebbe tanti morti quanto quelli di un'esplosione nucleare.
"Dati così allarmanti si riscontrano solo in zone dove ci sono effetti da bomba atomica" commenta il coordinamento dei Comitati di Roma Nord.
Il rischio di leucemia entro i 12 chilometri dalla Radio sarebbe di circa 5 volte superiore, dice la perizia. In risposta, la Santa Sede ha presentato una contro-perizia realizzata dal famoso oncologo Umberto Veronesi (appena nominato presidente dell'Agenzia Sicurezza Nucleare, ndr) che esclude effetti negativi per la salute dall'inquinamento elettromagnetico.
Stefano Pesci, il pm che tratta la causa, dovrà decidere se archiviare o rinviare a giudizio i responsabili dell'emittente. I comitati cittadini romani chiedono l'immediata sospensione delle trasmissioni.

martedì 16 novembre 2010

Come Diceva Lowell

Un putiferio dopo le dichiarazioni di Rosy Bindi: “Gli elettori democratici capirebbero. Un’alleanza con Fini e Casini sarebbe in nome della Costituzione per battere la degenerazione politica a cui ci ha condotti Silvio Berlusconi”.
'Allearsi con un ex-fascista?!' tuonano molti utenti su Facebook.
Premesso che non voterei mai una coalizione di questo genere (anche se credo servirebbe, per raggiungere lo scopo di cui parlo qui), io credo che questo Fini non sia più il discepolo di Almirante e dell'MSI.
Come per i comunisti più sfegatati, ritengo anche a destra valga il detto "da piccolo incendiario, da grande pompiere", e che Gianfranco Fini miri a costruire una formazione conservatrice e liberale moderna.
Un pensiero di cui non mi sento parte, ma degno di rispetto come ogni altro.

"Solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione" questo diceva James Russel Lowell.
Anche D'Alema era comunista, poi ha cambiato idea. Perchè gli elettori rossi che lo votavano negli anni 80 ora non lo votano più? Lui può cambiare e Fini no?

lunedì 15 novembre 2010

Tolleranti a Due Velocità

Il fatto è avvenuto a Berlino, dove un chirurgo, di origine ebrea, scopre in sala operatoria che il suo paziente ha un tatuaggio del Terzo Reich sull’avambraccio, e si rifiuta di operarlo.

Il comportamento del medico è comprensibile.
Ma non eticamente giusto. Lui deve fare il suo lavoro indipendentemente da chi ha di fronte. Non si può decidere chi operare e chi no in base a una valutazione morale. Sul tavolo operatorio non esistono criminali, ma solo persone. (ne parlo anche qui)

Inoltre, va sottolineato che il tatuaggio in questione non implica un comportamento criminale del paziente stesso. Può rappresentare l'adesione a idee orribili e disumane, ma neanche questo è certo: molti si tatuano o vestono o pettinano solo per conformarsi, senza essere nemmeno tanto consapevoli del significato di quei simboli, a destra come a sinistra.

C'è chi, come me, non giustfica il medico, che non può sottrarsi ai suoi doveri morali e deontologici, anche in una situazione sgradevole come quella. Ma ci sono anche quelli che appoggiano la scelta del medico, cioè quelli che sostengono la libertà di pensiero quando la pensi come loro, che sono contro i reati di opinione fino a che si parla di falci e martelli, ma non appena spunta qualcuno con una svastica tatuata (nessun reato giuridico, ndr) sono pronti a lasciarlo morire.

domenica 14 novembre 2010

Saluto di Enea Melandri all'Assemblea Nazionale 2010 del Movimento Radicalsocialista

Cari Compagni e Compagne del Movimento Radicalsocialsta,
purtroppo per motivi di salute non posso partecipare al Vostro congresso nazionale, ma ritengo importante farvi sapere che appoggio e condivido il vostro progetto, di cui anch'io, seppur attraverso altri strumenti, faccio parte e sostengo.
Insieme peroriamo la causa di una nuova alternativa di sinistra libertaria e progressista, e con interesse e soddisfazione vedo nascere in Italia diverse iniziative in tal senso.
Con Voi e con il Nuovo Partito d'Azione, ho partecipato a diverse iniziative, trovando amici, alleati e compagni che si muovono nello stesso alveo culturale laico, ecologista e liberalsocialista.
Confido nella volontà di crescere, unire e costruire insieme questa nuova identità per la sinistra del futuro, lontana dal dogmatismo e dall'asservimento ai poteri forti, Chiesa, Lobbies, delle altre realtà italiane che appartengono allo stesso fronte politico.
L'ambizione di dar vita ad una nuova sintesi progressista, laica, radicale, socialista, liberale, libertaria, radicale, azionista e sinceramente democratica, è un sogno comune per cui dobbiamo combattere ed impegnarci insieme, oltre gli steccati e le nomenclature, oltre la frammentazione ed il protagonismo.

Per questo, Vi auguro un buon lavoro, e Vi faccio i miei migliori auguri per una proficua e costruttiva evoluzione.

Enea Melandri, Nuovo Partito d'Azione e curatore del blog FareProgresso.

venerdì 12 novembre 2010

Posate a Noleggio, solo in Italia

Una questione e che ritengo molto importante in tema di trasparenza e di politica per i consumatori, è quella del 'coperto' nei ristoranti.
Un'anomalia tutta italiana. Neanche nel ristorante più chic di New York fanno pagare l’uso di forchetta e coltello; certo, c’è sempre il 10 per cento da lasciare come mancia, ma almeno è calcolato in base a quello che si è deciso di mangiare.
Questo balzello trova origine nelle antiche osterie dove era possibile portare il companatico, ed a volte anche il vino; l'oste chiedeva il giusto compenso per il servizio, il tavolo, la sedia, la tovaglia, le posate, il bicchiere e i costi di gestione.
I commercianti, così bravi a difendere i loro interessi, non hanno più abbandonato l'abitudine, ed il coperto è rimasto come voce obbligatoria nei menù di quasi tutti i ristoranti.

Nel Lazio, con una legge regionale, la numero 21 del 29/11/06 (articolo 16, comma 3), si è provveduto a sopprimere il costo fisso del coperto, ed il sindaco di Firenze del Partito Democratico Matteo Renzi sta pensando di fare lo stesso nell'area da lui amministrata.

Ritengo un furto l'imposizione di una spesa aggiuntiva obbligatoria sul conto della clientela. In essa spesso rientra anche il pane, ed allora è quasi giustificabile, ma credo, per onestà, debba essere volontaria e facoltativa.

giovedì 11 novembre 2010

Biocarburanti: c'è chi dice NO

Greenpeace lancia l'allarme: se l’Europa dovesse rispettare i suoi propositi in fatto di biocarburanti una superficie di terreno pari a quella dell’intera Irlanda verrebbe convertito a coltivazioni energetiche; per questo ha realizzato, in collaborazione con altre associazioni ambientaliste, il dossier “Biocarburanti: l’impatto delle strategie UE. Quando bio non è sinonimo di verde”.

Insieme a Greenpeace, si schierano ActionAid, Bird Life International, Client Earth, European Environmental Bureau, Fern, Friends of the Earth Europe, Wetlands International, Transport & Environment per chiedere lo stop ai biocarburanti, perché se realmente nel 2020 l’Europa dovesse arrivare alla miscelazione di almeno il 9,5% di biocarburanti in ogni serbatoio il territorio verrebbe stravolto.
Un po’ di numeri: verrebbero convertiti in piantagioni fino a 69.000 km² di ecosistemi naturali, pari alla superficie dell’Irlanda, a due volte la superficie del Belgio, a tutta la superficie agricola della Spagna. Tutto trasformato in un deserto verde di piantagioni oleose.

Ma non finisce qui: ci sarebbero tra l’81 e il 167% di emissioni di gas serra in più rispetto a combustibili fossili, a causa della trasformazione di boschi e foreste in distese agricole.

Vanno inoltre considerati altri problemi: se una grossa parte di questi biocarburanti venissero importati dall’estero, ci sarebbe la distruzione delle foreste nei luoghi di produzione ed una consistente emissione di gas serra a causa del trasporto.

mercoledì 10 novembre 2010

L'Avvenire contro Fini

Un discorso come quello di Gianfranco Fini, pronunciato domenica a Bastia Umbra per la convention di Futuro e Libertà, non avrebbe fatto per nulla notizia in nessuna democrazia degna di questo nome; nel nostro paese, invece, è qualcosa di rivoluzionario, specie nell'ambito della destra italiana.
Parole umane e civili, in difesa di cristiani, musulmani, ebrei, italiani, immigrati, eterosessuali e omosessuali. Solo parole, per ora, ma che già segnano un'inversione di rotta rispetto all'atteggiamento osceno e da osteria del Premier:
"Su questi temi, sui temi dei diritti civili, non c’è in alcuna parte d’Europa un movimento politico così arretrato culturalmente come mi sembra essere il Pdl a rimorchio della peggior cultura leghista".

Proprio il tema dei diritti civili, visto dagli estremisti cattolici come il male assoluto, ha fatto sobbalzare il quotidiano dei vescovi, Avvenire:
Marco Tarquini, direttore del giornale, attacca il presidente della Camera, parlando di un “rischioso futurismo familiare“.

"Spiace, infatti, constatare che il primo a fare le spese lessicali e programmatiche del riproporsi di un Fini-pensiero purtroppo già noto sia stato l’istituto della famiglia costituzionalmente definita (articolo 29), cioè quella unita regolarmente in matrimonio e composta da un uomo e una donna e dai figli che hanno messo al mondo o accolto in adozione. Il neoleader di Fli e attuale presidente della Camera si mostra, insomma, pronto a ridurre la “famiglia tradizionale” a una possibilità, a una mera variabile in un catalogo di desideri codificati, manco a dirlo, secondo gli “standard europei”."

La solita tiritera falsa sull'articolo 29, che non impone alcuna limitazione sessuale sui coniugi (ne parlo anche qui). Ve lo riporto qui:
"La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare."

Quello che manca è il riconoscimento pubblico, che anzi dovrebbe derivare proprio dalla Costituzione. E che invece i sedicenti sostenitori della famiglia si ostinano a negare.

martedì 9 novembre 2010

Picconate al Diritto allo Studio

Il Governo ci aveva già provato nel 2009, salvo poi reintrodurre le risorse necessarie in extremis nel decreto di Natale. Se le cose resteranno come sono, le famiglie che mandano i bambini alle elementari saranno costrette a sborsare i soldi per i libri di tasca propria.

Niente più fondi per i libri di scuola.
Nel 2011 il governo non ha previsto i fondi per rendere gratuiti i libri di testo delle scuole dell’obbligo: ridotto a zero il capitolo di bilancio della legge Finanziaria che prevede lo stanziamento di 103 milioni per la gratuità dei libri scolastici.

E non solo, il fondo per il diritto allo studio nelle scuole dell’obbligo è stato ridotto di oltre il 70 per cento. Solo il 30 per cento di chi non può permettersi di studiare potrà farlo, ed i bambini delle altre famiglie in difficoltà economiche vedranno l’istruzione a rischio.
Alla voce “sostegno all’istruzione”, nello stato di previsione del ministero dell’Economia, sono stati calcolati solo 33,1 milioni di euro tra le somme da trasferire alle Regioni per le borse di studio, con una riduzione rispetto all’anno scorso di 84,2 milioni di euro, e di 74 in quello del ministero dell’Università e la Ricerca.
I parlamentari Pd hanno registrato una riduzione di 123,3 milioni di euro per l’istruzione prescolastica e di 780,1 milioni di euro per l’istruzione primaria. Per quella secondaria di primo grado e di secondo grado vengono ridotte rispettivamente di 208,3 milioni e di 841,6 milioni di euro, mentre per l’istruzione post-secondaria (quella per gli adulti) il taglio è di 7,8 milioni di euro.

Questi dati, snocciolati dal Fatto Quotidiano, dimostrano come l'istruzione e la cultura siano nemici del pensiero politico berlusconiano, basato sul pecoronismo, sul gregge, sul centralismo carismatico del leader, ma anche sul conformismo e contrario al pensiero aperto, rispettoso e tollerante, di una cittadinanza istruita e cosciente.

lunedì 8 novembre 2010

Tasse e Modelli Matematici

Esistono differenti modi per gestire ed amministrare il prelievo fiscale, e fondamentalmente sono suddivisibili in base allo schieramento politico di origine. Esistono, quindi, tassazioni di destra e tassazioni di sinistra, atte a privilegiare questa o quella categoria, attività o settore.
In questa breve esposizione, vogliamo tentare di tradurre questo ragionamento in linguaggio matematico, spiegandone ragioni ed applicabilità.
Il moderno orientamento dell’economia si basa su una tassazione del reddito, ossia un prelievo proporzionale alla capacità di ogni cittadino di contribuire alla crescita collettiva, la cosiddetta aliquota IRPEF. Esistono, inoltre, diverse ‘fasce’ di tassazione, calcolate in modo che, all’aumentare del reddito, aumentino anche i livelli di tassazione.
Per cui, ad esempio, mentre i primi 10000€ di reddito subiranno una tassazione più bassa, quelli eccedenti, fino ad esempio a 20000€, saranno affetti da un prelievo più alto.
Esistono però diversi modi di studiare e calcolare l’andamento di questi ‘gradini’; qui entra in gioco la matematica, a cui ricorriamo per meglio illustrare e spiegare i modelli di prelievo:
Mediante l’uso di un grafico cartesiano, si può vedere come la tassazione ( % ) aumenti progressivamente in base al reddito ( R ).
GRAFICO 1

Per meglio descrivere l’andamento del prelievo, aumentiamo l’accuratezza del grafico:
GRAFICO 2

Ossia, per il primo scaglione di reddito, quello tra 0 e A non è previsto alcun prelievo (la cosiddetta NO TAX AREA) per quello tra A e B, si ha una tassazione pari all’a%, tra B e C un tasso del b%, tra C e D del c% e da D in poi del d%.
Nel grafico, si nota che
d% > c% > b% > a%
E, in questo grafico in particolare, anche che
d% - c% > c% - b% > b% - a%
cioè l’aumento dei tassi aumenta all’aumentare dello scaglione da tassare.
Ma non è sempre così; un altro modello di andamento dei tassi, pur conservando un progressivo aumento degli stessi, prevede un rallentamento della loro crescita:
GRAFICO 3

Ovviamente questi non sono gli unici modelli perseguibili, ma si vuole rappresentare e classificare l’estremizzazione degli schemi economici. L’obbiettivo, ora, è quello di fare un ragionamento serio e coerente sui due modelli presentati.
Mentre il primo modello mira a tutelare maggiormente i redditi più bassi, il secondo privilegia quelli più alti.
Il primo, accrescendo via via il prelievo all’aumentare del reddito, pratica un’azione ‘conservatrice del risparmio’, mentre il secondo segue una politica di ‘parificazione del prelievo’, ossia di forfaittarizzazione dell’aliquota.
Nel grafico, mentre rimane inalterata la relazione
d% > c% > b% > a%
In questo grafico si nota che
d% - c% < c% - b% < b% - a%
contrariamente all’andamento del grafico precedente.
Si può quindi teorizzare una classificazione destrorsa ed una sinistrorsa della pressione fiscale.
GRAFICO 4

La spezzata rossa mostra una tassazione ‘conservatrice del risparmio’ che tutela la capacità di spesa ed il potere economico dei cittadini; la spezzata blu, invece, descrive un prelievo che avvantaggia i redditi più alti, e persegue la parità di contribuzione tra le diverse categorie.
La prima spezzata descrive una tassazione più ‘di sinistra’, che abbassa il livello del prelievo sui redditi più bassi e lo aumenta su quelli più alti, capaci di sostenere una tassazione di questo tipo.
La spezzata blu, invece, rappresenta una tassazione ‘di destra’, dove il prelievo si fa invece ingente ed ingombrante sui redditi inferiori, e poco più alto, e relativamente insignificante, su quelli superiori.

La tanto sventolata "ALIQUOTA UNICA" da diverse personalità politiche di ogni estrazione, non è altro che l'esasperazione del modello blu, che si abbatte in modo invadente sulle categorie più deboli ed in maniera quasi irrisoria sui redditi alti.

domenica 7 novembre 2010

Una Via per l'Anarchia?

Tempo fa, causa un piccolo danno allo sportello dell'automobile, mi sono ritrovato ad andare dal meccanico per farlo riparare. Al momento del pagamento, per evitare tasse e spese aggiuntive per lui, ed un piccolo sconto per me, mi è stato chiesto un 'assegno girato'.

Del tutto digiuno in materie fiscali, contabili e relative tecniche, ho chiesto lumi "Tu fai un assegno, lo intesti a te stesso, poi lo giri, facendo la firma dietro".

Con gli occhi sgranati, dal basso della mia inesperienza e giovane età, ho chiesto a mia mamma come comportarmi "Ah ma è una cosa che si fa... così lui può usare liberamente quell'assegno quasi come fosse denaro liquido.. lo intesti a ME MEDESIMO (o MM) e poi lo giri...!"

Da quest'episodio, ho poi elaborato tutta la mia teoria per un passaggio, magari non definitivo, e magari limitato solo ad un certo gruppo di persone, ad una sorta di società senza denaro. O meglio, con il denaro, ma solo virtuale.

Tornando all'episodio precedente, supponiamo che il costo della riparazione fosse stato di 100€. Libretto degli assegni, 100€, MM, giro e firmo. Ora quell'assegno è come una banconota.

Il meccanico, poi, ha un debito di 100€ con l'elettricista; quando i due si incontrano per saldarlo, il meccanico paga con l'assegno da me giratogli.

In tal modo, due debiti sono stati saldati (e potenzialmente anche di più), senza intaccare nessun conto e andare in tasca a nessuno.

Il meccanismo, così ingenuamente presentato, risulta molto semplicistico. E' vero anche che l'importo (nell'esempio 100€) è limitativo dell'intero processo, ma il mio scopo era solo quello di presentare una mia riflessione, non stendere un trattato di economia o gettare le basi di una nuova anarchia.

giovedì 4 novembre 2010

Sanremo e l'Unità d'Italia

Ho trovato molto significativa la proposta di Gianni Morandi, designato conduttore della prossima edizione del festival di Sanremo, di dedicare una serata della kermesse ai 150 anni dell'Unità d'Italia.
Voglio commentare le polemiche che ne sono seguite, facendo una piccola cronistoria degli eventi successivi: in un'intervista il cantautore/presentatore ha eletto Bella Ciao come primo brano da eseguire in nome della storia del paese. Come si sa, però, l'inno partigiano ha valenze controverse, ed ha assunto negli anni forti connotati politici, non condivisi da tutti.
Subito dopo, sono arrivate le dichiarazioni della dirigenza Rai per bocca di Mazzi, che dopo aver chiarito che il significato dei brani scelti deve essere artistico e non politico, si è subito contraddetto. Oltre a Bella Ciao ci sarebbe dovuta essere infatti Giovinezza, storico inno della gioventù fascista.
Subito si è scatenato il vaspaio politico: il PDCI ha bollato la cosa come "una vergogna colossale"; anche il leader di Rifondazione Paolo Ferrero all'attacco: "Vi sono parti della nostra storia patria che non possono essere sdoganate sotto forma di fenomeni di costume"; alle critiche si è unito anche lo storico Nicola Tranfaglia, dell’Italia dei valori: "È un ritorno alla retorica fascista che gli italiani speravano di aver archiviato con la lotta di liberazione più di settant’anni fa"; arriva per ultimo il Partito Democratico, per bocca di un indolente Pierluigi Bersani: "Non è possibile...se fosse vero dovrebbero vedersela con noi".

Premettendo che proprio in seguito a tutto questo sono state annullate le due esibizioni, vorrei esporre il mio pensiero: condivido in pieno le impressioni di Ferrero e Tranfaglia, e sono fermamente contrario all'esibizione di Giovinezza come brano storico dell'Italia. Allo stesso modo, sia chiaro, mi opporrei se sul palco dell'Ariston venissero proposti brani oggettivamente politici di sinistra, come Bandiera Rossa, ad esempio.
Il discorso cambia per Bella Ciao, il cui significato politico è successivo: in origine un inno della Resistenza Partigiana, a cui hanno partecipato, sì, i Comunisti, ma anche i Democristiani, gli Azionisti e i Liberali, è stato poi fatto proprio dall'estrema sinistra rossa. La colpa di questo, è da imputare proprio ai Comunisti, che negli anni hanno fatto di questa canzone un uso smodato, spesso immotivato, per perorare le loro lotte.
Si può quasi costruire un parallelismo con il sole delle alpi, storicamente simbolo culturale del settentrione, espropriato dal pensiero politico leghista (anch'esso di recente nell'occhio del ciclone, ne parlo qui).
Io non credo, però, che eseguire Bella Ciao a Sanremo sia una cosa poi così sconveniente, se inquadrato nel giusto contesto: celebrare l'Unità d'Italia è sicuramente più importante di qualsivoglia congettura politica, e nessuno chiede lo sventolio di bandiere rosse, falci o martelli.
Non si può, però, decidere di aprire un congresso di partito con una canzone e poi stupirsi se questa viene additata come politicizzata dall'opposizione.

mercoledì 3 novembre 2010

Anche i Litfiba Scendono in Campo

La notizia è un po' datata, risale ad agosto, ma l'ho trovata comunque interessante e ho deciso di dedicarci un trafiletto.
Durante un concerto nel palermitano, i Litfiba hanno sparato a zero contro Dell'Utri, Gelli e la Mafiocrazia che ammorba la Seconda Repubblica.
Piero Pelù apre così l'esibizione siciliana:
Questo concerto è “per chi pensa che Marcello Dell’Utri ha rotto i c***” e per chi è contro “i mezzi di distrazione di massa”. Poi, mentre sfila una bara con su scritto “Gelli”, dal palco si spiega che “partecipano al suo dolore”, “la mafia siciliana, la ‘ndrangheta calabrese, la camorra napoletana, il vostro conterraneo Marcello Dell’Utri e naturalmente papi Silvio Berlusconi”

L’assessore alla Cultura e alle Politiche giovanili della provincia di Palermo Eusebio Dalì ha parlato di “squallidi messaggi populisti e demagogici“, di “eccessi verbali violenti che creano odio e division“. Insomma, “non mi sembrava di stare ad un concerto, bensì a un processo di piazza sommario, a un pubblico linciaggio“.

Destano preoccupazione le parole successive:
"Invito l’incolpevole sindaco Vasta e tutti i primi cittadini della Sicilia a non ospitare più artisti che hanno come unico scopo il pontificare, predicare e fare lotta politica, servendosi di quella potentissima arma che è la musica e la sua capacità di penetrare le giovani sensibilità, di formarle o di plagiarle a seconda dei casi.
E invito i Litfiba a chiedere scusa alla Sicilia, ai siciliani che sono per la stragrande maggioranza persone oneste e libere, e fare solo e semplicemente musica, lasciando stare la volgare propaganda, che tocca temi e concetti che di fatto disconoscono."

I Litfiba, come qualunque altro libero artista, ma anche come qualunque altra persona, devono poter dire quello che vogliono. Anche fare propaganda. Saranno poi gli spettatori e i fan a manifestare il loro dissenso, punendoli commercialmente.

I poco amichevoli “inviti” rivolti loro della politica hanno un suono sinistro. Se proprio i Litfiba avessero offeso qualcuno o pronunciato frasi ingiuriose, c'è la Legge, ma se questi limiti non fossero stati oltrepassati, si rimane nell'ambito della libera espressione. Ricordo che è prerogativa dei regimi autoritari chiedere agli artisti di essere politically correct o peggio politicamente neutri.

E, Caro Assessore, le sue regole devono valere solo sul palco dei concerti o anche nei salotti televisivi?

domenica 31 ottobre 2010

Non c'è Alternativa al Marcio

Dibattendo con alcuni amici si è ripresentata l'annosa questione circa il degrado della partitocrazia odierna: "I partiti sono marci" l'obiezione sollevata. Dal PSI craxiano in poi, i partiti si sono trasformati in corporazioni di tutela degli interessi ed autoreferenzialità della casta.
Certo, giusto, sono d'accordo. Ma qual'è l'alternativa?
Senza intavolare auliche discussioni tirando in ballo l'articolo 49 della Costituzione, "tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale", non credo ad oggi esista una valida opzione per sostiuire gli amati/odiati partiti.
Ricordo, tra i populistici deliri del comico Grillo, anche quello di "distruggere i partiti", che sono il "cancro della democrazia"; il suo sogno è la "democrazia diretta", il popolo che si riappropria della politica... come discorso campato in aria direi che non fa una piega, ma concretamente lo trovo difficile da realizzare (ne parlo anche qui).

Altro aspetto contestabile, è la struttura interna dei soggetti politici: se, nella prima repubblica, esistevano grandi formazioni di massa come il PCI o la DC, abbiamo assistito negli anni ad una verticalizzazione delle organizzazioni, che hanno incentrato il loro consenso sull'adorazione e sul carisma del leader. E' il caso del già citato PSI, di FI, del PDL, ma anche dell'IDV, di SEL o del M5S.

Questa peculiarità è riscontrabile anche nel modo di gestire il dissenso: se una DC degli anni '80 era capace di inglobare ed appianare le controversie interne, come dovrebbe essere politicamente corretto e giusto, la recente scissione finiana dimostra invece che la sola via per correggere il tiro in un moderno partito leaderista è quella della separazione.

Un movimento che si oppone alla morfologia verticistica dei partiti di oggi, che propugna un'anarchica forma orizzontale, non può per ragioni pratiche essere attivo ed efficiente in maniera valida sulla scena sociale.
In conclusione, seppur contesti le velleità leaderistiche dei partiti odierni, non posso non contestare i limiti e l'ingestibilità di una struttura orizzontale. Come per la politica nazionale, sono favorevole anche ad una democrazia interna ai partiti di tipo rappresentativo, una formazione genuinamente politica capace, con la mediazione ed il confronto, di risolvere ed assorbire i conflitti interni.

sabato 30 ottobre 2010

Primarie: in Corsa anche Pino A. Quartana

Giro il Comunicato Stampa dell'Ufficio Stampa - Dipartimento Nazionale Comunicazione del Nuovo Partito d'Azione del 28 ottobre 2010:
Dopo una riflessione durata un paio di mesi e pure in presenza di alcune riserve di ordine personale, il Segretario Nazionale del Nuovo Partito d'Azione, Pino A. Quartana, ha deciso di correre per le prossime Primarie nazionali del centrosinistra che designeranno lo sfidante della coalizione contro Berlusconi.
Ricordiamo che l'idea di candidare Pino A. Quartana era venuta agli inizi di settembre ad un gruppo di dirigenti ed iscritti del Nuovo Partito d'Azione che gli avevano rivolto un pubblico appello in tal senso.
Il Nuovo Partito d'Azione chiede ora agli altri partiti della coalizione che le Primarie nazionali, se e quando si terranno, non saranno inficiate e falsate da clausole-capestro rivolte soprattutto ad eliminare dalla contesa quei candidati come il nostro che sono espressione di forze politiche piccole.
Se le garanzie di par condicio ci saranno anche per noi e per il nostro candidato, il confronto sulle Primarie non si esaurirà in uno schema già da tempo scontato, quello della sfida, magari da combattere sul fil di lana, tra Bersani e Vendola, ma si arricchirà anche di motivi veramente nuovi e del tutto inediti come la candidatura del nostro Segretario Nazionale al quale va la stima e la piena fiducia di tutta la comunità neoazionista.

venerdì 15 ottobre 2010

Il Cerchio si Chiude sull'Expo 2015. Chi ci Guadagna?

Fino a pochi mesi fa, raccontava Italia Oggi, i lavori per la grande fiera internazionale di Milano languivano in stato pressochè comatoso, e Smirne era tornata a farsi sentire, chiedendo di riaprire la corsa per ospitarla.
Una scenetta fatta di incapacità e dilettantismi. A cinque giorni dalla scadenza dell'ultimatum del Bie, che vuol sapere cosa si sia fatto finora, non ci sono neanche i terreni sui quali dovrebbe sorgere l'Expo.

Ma ecco arrivare la soluzione: i terreni saranno prestati da privati che li avranno indietro con le infrastrutture costruite con i soldi pubblici, a valore almeno triplicato.

"Ci sono voluti 927 giorni – due anni e mezzo – di litigi e di veleni, ma alla fine il super-commissario dell’Expo, Letizia Moratti, è riuscita a mettere il fiocco sul pacco regalo per gli immobiliaristi e i costruttori (tutti naturalmente privati) che oggi possiedono i terreni sui quali Milano ospiterà, tra quattro anni e mezzo, i 20 milioni di visitatori dell’Expo e su cui all’indomani del 2015, con una colata di cemento senza precedenti, nascerà una cittadella da 400mila metri quadrati e circa 15mila abitanti. Sì perché, per la prima volta nella storia dei grandi eventi, una manifestazione che durerà cinque mesi e si rivolgerà ad un pubblico (auspicabilmente) internazionale, con arrivi dagli aeroporti di tutto il mondo, si terrà su terreni privati." scrive Roberto Rho su Repubblica.

Chi fa l'affarone? I fortunati proprietari del suolo dove sorgerà l’Expo sono Gianpiero Cantoni, parlamentare del PdL e presidente della Fondazione Fiera, e Marco Cabassi. Tra i terreni nella disponibilità di quest’ultimo ci sarebbero anche quelli cedutigli dal Cavaliere: un’area di 500mila metri quadri agricoli a Monza in zona Cascinazza, sulla quale il premier aveva un tempo intenzione di costruire 60 palazzi, una specie di Milano 4.
Con in più una clausola di integrazione al triplo del prezzo in caso di valorizzazione; una valorizzazione che a questo punto sembra obiettivo facile da raggiungere.

C'è posto anche per il nuovo Ministro allo Sviluppo Economico in questa storia: “La variante Romani (provvedimento quando era assessore al comune di Monza, ndr), nel frattempo diventato assessore all’Expo, prevede un primo utilizzo dell’area per il 2015 e poi un riutilizzo residenziale, che farà affluire alla famiglia del Premier altri milioni per la valorizzazione dell’area" spiega Alberto Statera, sempre Repubblica.
Dopo l’approvazione di quella variante si parlò di edificabilità dell’area per un volume superiore a 500mila metri cubi, pari a 10 palazzi di 5 piani.

Bolletta Elettrica: Qualcuno fa il Furbo

Guardando la bolletta dell'energia elettrica, spesso c'è da chiedersi come mai da noi i costi siano più alti dei nostri cugini europei.
"Ecco perchè serve il Nucleare!" dice qualcuno, proponendo la classica soluzione all'italiana che, invece di indagare su chi ci specula, sceglie la via più veloce (si fa per dire..).
"Qui qualcuno bara" dice qualcuno più avveduto: l'Antitrust.
Una nota appena diramata dall'ente comunica di aver iniziato un accertamento nei confronti di due società del gruppo svizzero EGL, per una possibile “intesa restrittiva della concorrenza sui mercati dei servizi di dispacciamento acquistati dalla società Terna”.

E qui sta il trucco: le società si sarebbero messe d’accordo per offrire a turno la propria capacità produttiva a Terna “nel momento del bisogno”; togliendo la concorrenza il prezzo sale. Agli utenti paganti, non rimane altro che sbraitare contro le rinnovabili, contro le linee elettriche fatiscenti o in favore del nucleare.

Episodio analogo era successo ad inizio anno ad Enel ed Edipower, che si sono viste recapitare una bella letterina da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che ha deciso di aprire una inchiesta sul comportamento delle due aziende in Sicilia.
Le due big dell’energia, che producono rispettivamente il 51% e il 19% dell’energia siciliana, avrebbero approfittato della loro posizione dominante e della specificità delle infrastrutture energetiche siciliane per tenere alti i prezzi dell’energia nell’isola.
Cioè Enel poteva produrre, ma non lo ha fatto volutamente “trattenendo” circa 100 Mw per ogni centrale elettrica a ciclo combinato turbogas-vapore (CCGT). Per fare ciò ha messo in atto il cosiddetto “trattenimento economico”: offre sì l’energia sul mercato, ma ad un prezzo talmente alto che nessuno la comprerebbe mai.
Un prezzo superiore tra il 27% e il 39%, producendo meno, non è male come guadagno.

mercoledì 13 ottobre 2010

Anche gli Inglesi alle Prese con il Conflitto d'Interessi

Da noi Murdoch (proprietario della piattaforma satellitare Sky) viene visto da molti come il paladino della libera informazione che si oppone allo strapotere mediatico di Berlusconi, ma in Gran Bretagna per lui tira una brutta aria.
Là la scena mediatica si sta scaldando per una questione più meramente commerciale, ossia l'ombra lunga del monopolio che il magnate australiano sta creando attorno a sé.

“A dichiarare guerra in modo così risoluto ci sono i giornali di sinistra ma sulle barricate si piazzano, senza timidezze, i giornali del centrodestra: dal Guardian, voce dell’area liberal, al Mirror, il tabloid che simpatizza per i laburisti, ma anche dal Daily Telegraph, custode del vangelo moderato e tory al Daily Mail, che schiaccia l’occhio ai tory ed è il megafono della middle class. E poi, c’è la tv pubblica, con la Bbc e Channel 4.” Fabio Cavalera, sul Corriere della Sera, descrive così il fronte anti-Murdoch.
Ed intervengono anche gli amministratori delegati:
“Non si tratta dei soliti giornalisti brontoloni. A sollevare il caso sono i presidenti e gli amministratori delegati delle aziende che pubblicano alcuni dei quotidiani più importanti del Regno Unito e i vertici delle televisioni che il 'nemico' non controlla. Hanno scritto al ministro del business (le attività produttive), il liberaldemocratico Vince Cable, e lo hanno invitato a bloccare l’ultima iniziativa di Murdoch in quanto avrebbe conseguenze gravi sul pluralismo dell’informazione.”
Egli controlla The Times, The Sunday Times, News of the World e il mitico Sun. Insieme, circa il 37 % della distribuzione giornalistica. In più, controlla il 39 % di BSkyB (Sky inglese).

Le conseguenze di un controllo totale di Murdoch sulla piattaforma satellitare inglese sono spiegate dal Guardian, che abbozza poi uno scenario preoccupante per le future consultazioni:
“Siamo nel Marzo del 2015, un paio di mesi prima delle elezioni. Una media company controlla la politica inglese – spaziando tra tv, giornali ed internet. È grande più del doppio della BBC. […] Senza la tradizione di imparzialità della BBC, la famiglia Murdoch sta decidendo se sostenere David Cameron per un secondo mandato.”

Vi ho strappato un sorrisetto, vero?