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Enea Melandri

giovedì 11 novembre 2010

Biocarburanti: c'è chi dice NO

Greenpeace lancia l'allarme: se l’Europa dovesse rispettare i suoi propositi in fatto di biocarburanti una superficie di terreno pari a quella dell’intera Irlanda verrebbe convertito a coltivazioni energetiche; per questo ha realizzato, in collaborazione con altre associazioni ambientaliste, il dossier “Biocarburanti: l’impatto delle strategie UE. Quando bio non è sinonimo di verde”.

Insieme a Greenpeace, si schierano ActionAid, Bird Life International, Client Earth, European Environmental Bureau, Fern, Friends of the Earth Europe, Wetlands International, Transport & Environment per chiedere lo stop ai biocarburanti, perché se realmente nel 2020 l’Europa dovesse arrivare alla miscelazione di almeno il 9,5% di biocarburanti in ogni serbatoio il territorio verrebbe stravolto.
Un po’ di numeri: verrebbero convertiti in piantagioni fino a 69.000 km² di ecosistemi naturali, pari alla superficie dell’Irlanda, a due volte la superficie del Belgio, a tutta la superficie agricola della Spagna. Tutto trasformato in un deserto verde di piantagioni oleose.

Ma non finisce qui: ci sarebbero tra l’81 e il 167% di emissioni di gas serra in più rispetto a combustibili fossili, a causa della trasformazione di boschi e foreste in distese agricole.

Vanno inoltre considerati altri problemi: se una grossa parte di questi biocarburanti venissero importati dall’estero, ci sarebbe la distruzione delle foreste nei luoghi di produzione ed una consistente emissione di gas serra a causa del trasporto.

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