AVVISO IMPORTANTE

FareProgresso sarà aggiornato fino alla fine del mese di luglio 2011. A causa di segnalazioni e boicottaggi è stato attivato FareProgressoReloaded, che a partire da agosto sarà l'unica finestra disponibile.
Grazie e Buona Continuazione

Enea Melandri

giovedì 9 giugno 2011

Senza Preservativo

Quei pericolosi bolscevichi del The Economist ci avevano messo in allarme varie volte negli anni.

Nel 2001 ci avvertirono che 'Berlusconi è inadatto a governare l'Italia'.
Nel 2006 ci dissero che 'è ora di scaricare Berlusconi'.
Nel 2008, quando fu rieletto, erano allibiti: 'Mamma mia, di Nuovo!'.
Oggi, 2011, non possono che constatare i danni, 'L'uomo che si è fottuto un intero paese'.

Ma perchè ce l'hanno tanto con lui?
1) ha infangato un intero paese: 'la fosca saga del Bunga Bunga e dei festini a base di sesso, uno dei quali ha portato al ben poco edificante spettacolo di un Primo Ministro che finisce in tribunale, accusato di aver pagato una minorenne per farci sesso.';
2) per i suoi guai giudiziari, e l'uso ad personam del potere: 'Nel corso degli anni, è finito sotto processo più di una dozzina di volte per frode, falso in bilancio o corruzione. I suoi difensori affermano che non è mai stato condannato, ma ciò non corrisponde al vero. In molti casi ci sono state condanne, in seguito annullate con contorti procedimenti, prescrizioni, e in due casi perché Berlusconi ha cambiato le leggi';
3) ma è il terzo quello più rilevante, politicamernte parlando: 'il suo totale disinteresse per le condizioni economiche del suo Paese. Forse distratto dalle sue noie legali, ha fallito per quasi nove anni da primo ministro in carica, non ha trovato un soluzione, né si è forse accorto della debolezza sul fronte economico dell’Italia. Come risultato, si lascerà alle spalle un Paese in ginocchio'.

mercoledì 8 giugno 2011

Referendum 2011, Un NO?

Voilà, Monsieur, il Dubbio.
A farmelo venire è stato un dipendente dell'Hera, società partecipata (a maggioranza pubblica) che gestisce gli acquedotti nella mia zona. Al centro del dubbio, il secondo quesito, quello posto su scheda gialla:
"Volete voi che sia abrogato - Art. 154, comma 1 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 'Norme in materia ambientale', limitatamente alla seguente parte: 'dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito'?".

E cosa dice il comma 1 del suddetto articolo?
"La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell'entità dei costi di gestione delle opere, dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia, nonché di una quota parte dei costi di funzionamento dell'Autorità d'ambito, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio "chi inquina paga". Tutte le quote della tariffa del servizio idrico integrato hanno natura di corrispettivo."

Anch'esso riguarda il delicato tema della privatizzazione dell’acqua pubblica e dei servizi che la gestiscono e, in particolare, il sistema di remunerazione dell’azienda privata cui tale servizio è stato affidato che sarebbe effettuato in base al capitale investito. In sostanza, chi vota “Sì” è contrario alla norma che consente ai privati che gestiranno il servizio idrico di conseguire degli utili. Chi vota “No”, è favorevole al profitto per queste imprese.
In parole povere, 'si impedisce di fare profitti sull'acqua'.
Giusto, giustissimo. Ma in questo modo anche gli investimenti fatti sarebbero a fondo perduto, compresi quelli necessari, come manutenzioni e migliorie.

Ecco che, posta in questo modo, mi suona già più giustificato barrare il NO al secondo quesito. Mi riservo di sentire altri pareri prima di elaborare la mia decisione finale.
Comunque, qualunque cosa decida di votare, io andrò ai seggi, ritirerò tutte e 4 le schede e metterò per iscritto le mie volontà, come ho sempre fatto, senza nascondermi dietro l'ombra del quorum.

Facciamo Due Conti

"Azzerato Annozero" titola trionfalmente in prima pagina il Giornale, "Ora Santoro è Gratis" gli fa eco Libero, "finalmente non pagheremo più i suoi comizi in tv".

Pagare? Veramente, a me risultava che Annozero fosse una delle poche trasmissioni in Rai che in termini di ricavi pubblicitari facesse guadagnare più di quanto facesse spendere.
Direi che c'è ben poco da esultare, allora, se si stronca una trasmissione di successo, lo dovrebbero capire anche i fantomatici liberali che ci governano: se spendi 50 e ricavi 100, vuol dire che guadagni 50; è questione di aritmetica elementare, mica di opinioni.
Che poi, ecco, anche le opinioni: io non sono credente, ma mi avete mai sentito sbraitare perchè col mio canone si pagano anche gli stipendi di chi si occupa ogni domenica di trasmettere l'angelus del Papa? No, perchè io sono liberale nel pensiero, e rispetto chi vuole vedere la Messa o i reportage sul cavolfiore di Velletri.

"Cacci Santoro e ti tieni Paragone?" ironizzava Crozza ieri sera "E' come se i Beatles cacciassero John Lennon e tenessero Pupo".

Ma con questa mossa inoltre la maggioranza porta a casa anche un altro traguardo: molti degli ascolti di Santoro probabilmente verranno dirottati verso le emittenti private, di proprietà - ma toh - del Presidente del Consiglio.
Tornando ai conti, sarei curioso di sapere i bilanci di Ferrara e del suo pippone serale quotidiano.

martedì 7 giugno 2011

La Costituzione Buttata a Mare

Giro su FareProgresso un interessante articolo di Leonardo Maga sull'IVA applicata al leasing nautico.

Sollecitato da mio padre, fortemente appassionato di nautica da diporto, son venuto a conoscenza della normativa riguardante l'acquisto di imbarcazioni in leasing, che secondo me contravviene in maniera smaccata allo spirito della Costituzione, e che oltretutto sta portando il settore nautico italiano sull'orlo del lastrico.
Con l'art. 46 della Legge 21/11/2000 n. 342 si decise che i corrispettivi per le prestazioni derivanti da contratti di locazione, anche finanziaria, noleggio e simili di mezzi di trasporto, non dovessero essere assoggettati ad IVA se i mezzi stessi fossero stati utilizzati al di fuori dell'Unione Europea, introducendo quindi agevolazioni fiscali sull'acquisto di imbarcazioni in locazione finanziaria (leasing); questa formula, il cui fondamento fatica ad essere condivisibile, porta però a conseguenze ancor meno condivisibili: sulla base del ragionamento del legislatore, infatti, la percentuale di tempo trascorsa al di fuori dell'Unione Europea aumenta all'aumentare della lunghezza dell'imbarcazione, con la conseguenza che le agevolazioni fiscali son sempre più forti all'aumentare della lunghezza dell'imbarcazione, come illustrato di seguito:
(Legenda di lettura: UNITA' è la tipologia di unità da diporto; TASSATI: è la percentuale da assoggettare ad IVA 20%; IVA: l'aliquota IVA equivalente)

UNITA': Unità appartenenti alla categoria D (meno di 7,50 metri)
TASSATI: 100%
IVA: 20%

UNITA': Unità a motore di lunghezza fino a 7,50 metri
TASSATI: 90%
IVA: 18%

UNITA': Unità a vela di lunghezza fino a 10 metri e unità a motore di lunghezza tra i 7,5 e 12 metri
TASSATI: 60%
IVA: 12%

UNITA': Unità a vela di lunghezza tra i 10,01 e 20 metri e unità a motore di lunghezza tra 12,01 e 16 metri
TASSATI: 50%
IVA: 10%

UNITA': Unità a vela di lunghezza tra i 20,01 e 24 metri ed unità a motore di lunghezza tra 16,01 e 24 metri
TASSATI: 40%
IVA: 8%

UNITA': Unità a motore o a vela di lunghezza superiore a 24 metri
TASSATI: 30%
IVA: 6%

Una “progressività” dell'imposta esattamente contraria rispetto a quella prospettata dai nostri padri costituenti, che porta a conseguenze pratiche assolutamente irrazionali. Chi potrà usufruire del vantaggio maggiore, cioè il pagamento del solo 6% di IVA, saranno infatti gli acquirenti di vere e proprie navi, che potendosi permettere codesto acquisto saranno sicuramente molto danarosi e non bisognosi di agevolazioni fiscali; chi invece potrà usufruire in maniera solamente irrisoria delle agevolazioni saranno gli acquirenti di imbarcazioni medio-piccole, che magari sono famiglie sicuramente benestanti, ma che hanno disponibilità economiche neanche paragonabili ai grandi miliardari di cui sopra, e che quindi potrebbero essere invogliati all'acquisto di una piccola imbarcazione, da utilizzare per la pesca o per un weekend in relax, proprio dalle agevolazioni fiscali. La normativa, come già detto, è del 2000, quindi questa non è una novità, ed addirittura nei primi tempi si pensava che tutto questo avrebbe agevolato il mercato della cantieristica nautica, settore in cui l'Italia è ai vertici a livello mondiale. Nel 2011, però, non si può dire che le previsioni si siano avverate. Abbiamo assistito in questi giorni alla crisi di Fincantieri, specializzata in cantieristica navale, segno che anche una normativa ingiustamente favorevole non è riuscita a salvare un settore che naviga in cattive acque. Non solo Fincantieri, però, è in crisi, perchè la crisi ha colpito anche il cantiere Ferretti, specializzato nella produzione di imbarcazioni di medie dimensioni: in questo caso la quasi assenza di agevolazioni fiscali, unita ad una minore disponibilità di denaro da parte della medio-alta borghesia ed alle “minacce” di controlli fiscali a tappeto da parte del ministro Tremonti a chiunque acquistasse un natante, ha portato i tradizionali acquirenti di mezzi di questo tipo a rinunciare, trasformando un settore che dovrebbe essere un fiore all'occhiello dell'economia italiana in un settore esangue e in punto di morte.

Moderiamo le Parole

Capita, a volte, che qualcuno mi punzecchi dicendo che "non può esistere il matrimonio gay", perchè "MATRIMONIO etimologicamente deriva da MATER e MUNUS, cioè COMPITO DELLA MADRE, perchè è finalizzato alla PROCREAZIONE, per cui non può chiamarsi così l'unione tra due omosessuali (in particolar modo maschi)".
"La lingua si evolve anche per consuetudine" rispondo in genere "anche il SALARIO si chiama così perchè una volta era pagato col SALE".
Ma questo è solo un esempio per parlare di altre consuetudini linguistiche, che vengono, stavolta volontariamente, introdotte nel nostro vocabolario politico per condizionarlo.

L'iniziativa, lanciata da molti siti e pensatori, mira a farci riappropiare del corretto dizionario politico costituzionale. Non c'è traccia, nella nostra Carta, di parole come PREMIER, espressione mutuata dall'ordinamento istituzionale del Regno Unito.
L'ultimo Premier, o Primo Ministro, è stato in Italia Pietro Badoglio, poi con la caduta della Monarchia la carica è stata formalmente soppressa.
Non si tratta di una mera sottigliezza linguistica: il Premier non si limita a coordinare l’attività dei ministri (come invece dovrebbe fare il Presidente del Consiglio dei Ministri in Italia), ma la determina. Basti ricordare come, durante la XIV Legislatura, la maggioranza parlamentare che sosteneva il governo della Casa delle Libertà approvò un disegno di legge costituzionale concernente "Modifiche alla Parte II della Costituzione" che, nella parte riguardante la forma di governo, adottava proprio il premierato (Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale a novembre 2005). In questa versione, l'elezione diretta del primo ministro era prevista soltanto secondo modalità stabilite dalla legge e non escludeva la nomina da parte del presidente della Repubblica. Il primo ministro, inoltre, nominava e revocava i ministri, senza la necessità di decreti presidenziali, e poteva proporre lo scioglimento della Camera dei deputati.
Nell'estate successiva, i cittadini furono chiamati alle urne e respinsero questa riforma costituzionale (Referendum Confermativo 25/26 giugno 2006: Affluenza 52,3%, SI' 38,68%, NO 61,32%).
GOVERNATORE è un'altra di quelle parole surrentiziamente introdotte nel linguaggio comune: in Italia di Governatori ce n'è solo uno, che è quello della Banca d'Italia.
Si usa, ad esempio, negli Stati Uniti per indicare gli amministratori dei vari stati federati, mentre da noi sono diventati 'governatori' - ma guarda un po' - i presidenti dei diversi consigli regionali (se permettete, con una forza al governo che fa della seccessione e del federalismo le sue bandiere, il dubbio che non sia del tutto casuale mi viene).

Da amatoriale studioso e lavoratore nel campo della comunicazione, so bene come le parole o le immagini (e l'assuefazione ad esse) possano influenzare le menti, basti pensare al primo seno scoperto in tv (visto dove siamo arrivati?) o alla mitologica terra della Padania (ne parlo anche qui). A furia di parlare di Premier e Governatori, ce li ritroveremo in casa.

Per tutti questi motivi, condivido assolutamente il valore di simili iniziative.
"La lingua si evolve anche per consuetudine", dicevo in apertura, ma non possiamo permettere che queste consuetudini ci vengano iniettate come un veleno.

Sei d'accordo con Me o vuoi farmi sapere cosa ne pensi? Scrivimi o collegati alla mia pagina Facebook per diventare sostenitore di FareProgresso e rimanere sempre aggiornato.